17 giugno 2006 

A Veio il Tesoro Etrusco: la Tomba Dipinta più Vecchia

Uccelli acquatici, per simboleggiare il passaggio dalla vita alla morte. Fiere aggressive, simili a leoni, per ribadire quanto terribile sia l’aldila’.

Siamo all’interno di una tomba Etrusca. E queste sono le piu’ antiche immagini dipinte mai ritrovate prima. Un primato che non vale solo nell’etruria ma in tutto il mediterraneo occidentale.

Un ritrovamento eccezionale ripreso oggi per la prima dalle telecamere di tutto il mondo. la scoperta risale a due settimane fa, grazie alla dritta di un tombarolo, che cosi’ spera in un’alleggerimento della pena per un precedente reato.

La sovrintendenza non ha dubbi: la tomba apparteneva a una ricca famiglia, forse era destinata ad accogliere un principe e risale al 7 secolo avanti cristo. All’entrata un grande arco e un sontuoso corridoio, nel quale sta emergendo anche un aratro, simbolo di prosperita’. La tomba a camera, circolare, aveva il soffitto interamente colorato in rosso. Alle pareti un incredibile fregio pittorico: particolari i disegni delle fiere, con le fauci spalancate. Non erano mai state trovate immagini simili e l’unicità delle pitture ha fatto decidere gli archeologi per attribuire al ritrovamento il nome di "tomba dei leoni ruggenti".

PDan

 

"Vogliamo i Soldi per Scavare" L'appello di Borgna al Circo Massimo

Il Campidoglio ci riprova e batte cassa al ministero dei beni culturali per finanziare progetti di scavo archeologico al Circo Massimo.

Sotto a quello che oggi appare quasi come un giardino, dove si fa jogging e si portano i bambini a spasso, c’è – con ogni probabilità - un vero tesoro. Di ulteriori scavi si parla da anni, ma, come spiega l’assessore capitolino alla cultura Gianni Borgna, servono finanziamenti molto consistenti per la complessità delle operazioni.

"Noi abbiamo fatto dei progetti per ulteriori scavi, -ha dichiarato Borgna - mi auguro che questo governo prenda in considerazione le richieste del Comune di Roma che ha già predisposto un piano per gli scavi"

Il Circo Massimo è il più grande edificio per lo spettacolo di tutti i tempi. E' lungo 600 m. e largo 140, ed è dalla leggenda collegato alle origini stesse della città: infatti, in occasione dei giochi in onore del dio Consus, sarebbe avvenuto il ratto delle sabine e quindi il nascere della vita nella città stessa.

Circondato dai palazzi imperiali, sotto Giulio Cesare furono eretti edifici in muratura. Sotto Sugusto fu abbellito da decorazioni e statue. Il circo non fu più usato a partire dal 500 d.C. e fu trasformato in area agricola. Con ogni probabilita’, dunque, a 13 metri di profondità, sotto la falda acquifera, rimangono intatte grandi ricchezze.

 

File Elettroniche per i Taxi: Rivoluzione all'Aeroporto da Vinci

Rivoluzione all’aeroporto Leonardo da Vinci per i taxi che ora dovranno mettersi in fila con un nuovo sistema elettronico per gestire le code. Le polemiche sulla caccia ai turisti, comprese quelle sugli esorbitanti prezzi messi in atto dagli abusivi, vanno avanti da annni, ma anche le lemanetele degli stessi tassisti regolari che chiedono più controlli contro chi non rispetta le regole e anche un intervento per frenare il caos e la corsa al cliente.

Ecco allora che dalla scorsa notte è entrato in funzione un sistema nuovo, firmato dal direttore aeroportuale. le auto bianche che attendono i passeggeri agli arrivi di Fiumicino, devono sostare in un’area riservata, sorvegliata da una telecamera e regolata da un sistema elettronico che assegna un numero, collegato alla targa del taxi.

Ogni giorno viene sorteggiata la cifra da cui si parte, per evitare la corsa all’alba al numero piu’ basso. Dal momento in cui veine estratto il numero, l’accesso alla fila per l’aeroporto diventa automatica e in successione, e il sistema elettronico alza la sbarra soltanto quando riconosce il taxi di turno. unmodo per eviatre cosi’ soprusi e intimidazioni, ma anche, vista la fila unica, per eviatre la disordinata corsa, con tanto di sorpassi, al cliente migliore. ma la categoria si divide. La unica cgil fa sapere che il sistema, seppur migliorabile, è efficace e necessario. Protestano invece Bittarelli, della cooperativa 3570 ”non ci piace il metodo calato dall’alto – dice – e poi questo sistema penalizza i clienti che hanno buoni validi per un conosrzio radiotaxi e che non possono più prenotare un’auto dalla centrale convenzionata”. Una questione questa da riscolvere, durante questa prima fase che da sperimentale potrebbe comunque diventare effettiva, proteste permettendo.

Boz

15 giugno 2006 

Omicidio al Vaticano: Strangolato Attore Sardo

Ancora misteriosa la morte di Sergio Aru Tosio, il 39 enne attore sardo trovato morto ieri sera nel suo appartamento a poche dedine di metri dai musei vaticani.

Gli agenti di polizia lo hanno trovato strangolato col filo caricabatterie di un cellulare, le mani e i piedi legati. Non c’è un movente anche se gli investigatori della mobile avendo trovato l’appartamento a soqquadro non escludono la rapina finita male. Un uomo riservato Tosio, di famiglia benestante e attore di televisione e teatro. Nella casa di viale Vaticano viveva da solo, i vicini lo ricordano come una persona per bene.

Le indagini vanno nella direzione della vita privata dell’uomo, le sue ultime telefonate, le sue frequentazioni. le modalità del delitto potrebbero essere ricondotte ad un gioco erotico finito in tragedia per un qualche motivo. Nessuna pista certa se non il fatto che dalla perizia del medico legale la morte è stata provocata dallo strangolamento.

Non ci sono segni di effrazione alla porta di casa, nessuna collutazione fisica, aru avrebbe quindi aperto al suo o ai suoi assassini e non avrebbe reagito prima di essere legato mani e piedi. Davanti casa le mura vaticane con diverse telecamere che non puntano direttamente sul portone di casa ma sulla strada, gli inquirenti stanno verificando anche eventuali passaggi sospetti, la scientifica ha prelevato vari reperti dall’appartamento che, in attesa dei risultati dell’autospia, nelle prossime ore potrebbero fornire qualche informazione su chi ha ucciso aru nella notte tra martedi e mercoledi.

13 giugno 2006 

Ciampino e i Voli della Cia: Indaga la Commissione Europea

Rotte della cia che passano dall’aeroporto di ciampino e non solo. Il dato viene fuori dal rapporto della commissione d’inchiesta del parlamento europeo sulle operazioni condotte in europa dai servizi americani in violazione delle leggi sovrane dei paesi attraversati.

Il documento firmato a strasburgo obbliga ora gli stati dell’unione coinvolti, cioè Italia, Germania Spagna e Gran bretagna a fornire spiegazioni al parlamento europeo. Fin qui il direttore dei nostri servizi segreti nicolo’ pollari ha negato di essere a conoscenza di queste operazioni del governo americano finalizzate soprattutto al trasferimento di prigionieri in carceri segreti.

L’aeroporto di Ciampino sarebbe stato usato in diverse occasioni, in una di queste un gulfstream col cittadino canadese di origini siriane maher arar ha fatto scalo a ciampino per poi dirigersi in siria. Li’ Arar è stato torturato perché ritenuto legato ad al queda, uno scandalo in Canada dove una commissione d’inchiesta ha tentato di fare luce su un espisodio di estradizione definita speciale ma che di fatto scavalca le leggi e viene effettuata su aerei fantasma, cioè non appartenenti a società identificabili. Arar è poi tornato in canada dopo un anno di tortura in prigioni giordane e siriane, fino al suo ritorno a casa da innocente. L’italia, come l’america ed altri 70 paesi ha firmato una convenzione contro la tortura e le punizioni degradanti, è per questo che l’unione europea chiede ora al nostro paese di rendere conto dei trasferimenti speciali gestiti dalla cia anche attraverso i nostri aerporti.

Ciampino come Aviano, Napoli, Pisa, Sigonella, una decina in tutto gli scali e decine i trasferimenti aerei dove sarebbero avvenuti gli abusi e sui quali il governo e i servizi dovranno fornire spiegazioni.

12 giugno 2006 

Maxitruffa alle Assicurazioni: 85 Arresti e 1.000 Denunciati

Più di 1000 persone denunciate, 85 arrestate dal 2004 in una mega truffa che ha colpito quasi 50 compagnie assicurative. Il centro dell’organizzazione uno studio legale che produceva false pratiche relative ad incidenti stradali simulati.

Una organizzazione ramificata che oltre ad avvocati di avvaleva delle false testimonianze di medici che si occupavano della certtificazione degli infortuni. La truffa consisteva nella simulazione dell’incidente attraverso i documenti necessari ad avviare la pratica di risarcimento, per ognuno dei soggetti coinvolti era prevista una tariffa.

Dai 500 ai 1000 euro per i medici di pronto soccoso per la prima diagnosi dell’infortunio, altrettanti soldi per i medici che certificavano successivamente l’infermità, la quota restante agli avvocati che curavano il buon esito delle pratiche fino al risarcimento.
Ovviamente parte del bottino andava agli attori della truffa, ovvero chi subiva l’investimento automobilistico e chi lo provocava.

Tra gli inforutni più ricorrenti il cosidetto colpo della strega, ma nella casistica rilevata dai carabinieri di via in selci molti investimenti sulle strisce pedonali con relativo aumento del risarcimento. Finte radiografie, finti referti, false testimonianze per sostenere fino al tribunale le ragioni del cliente investito. Decine di questi finti incidenti i carabinieri li hanno riscontrati all’incrocio di via affogalasino, dopo le denunce delle compagnie assicurative e intercettazioni telefoniche per indiviaduare i protagonisti della truffa sono scattate le manette per decine di professionisti tra medici e avvocati che operavano tra roma e la provincia.

11 giugno 2006 

Vermicino: Un Trauma Lungo 25 Anni, Alfredino Rampi e il Pozzo -speciale-

Ogni notizia è un editoriale, dicono alcuni giornalisti. In ogni fatto di cronaca si respira la storia e la cultura di una collettività. La notizia dei tentativi di salvataggio di un bambino caduto in un pozzo nelle campagne tra Roma e Frascati, nel giugno 1981, ha aperto un abisso nella memoria e nella storia italiana degli ultimi 25 anni.

Roma, mercoledì 10 giugno 1981, sera. Il piccolo Alfredo Rampi, che sta passando qualche giorno con i suoi genitori nella casa di campagna della Borghesiana, cade in un pozzo artesiano in un terreno in località Selvotta, vicino alla Via di Vermicino. Arrivano i Vigili del Fuoco. Tocca al comandante provinciale di Roma, Elveno Pastorelli, organizzare i soccorsi. Il bambino, 6 anni e una malformazione cardiaca, è precipitato a trentasei metri sotto terra. Il primo problema è parlargli, sapere come sta e fargli sentire che tutti, in superficie, stanno lavorando per tirarlo fuori: arriva un microfono. Nei giorni successivi, a quel filo, tenuto a un capo dal Vigile del Fuoco Nando Broglio, sarà legata la speranza di poter riabbracciare Alfredo. Tutti seguono l'Eroe Pompiere che tenta di tener sveglio Alfredino, gli promette un giro sull’autopompa e gli dice che a salvarlo stanno arrivando Mazinga Z e Gig Robot.

Il primo tentativo di salvataggio determina tutte le mosse successive, limitando di fatto le possibilità di intervento. Si cala nel pozzo una tavoletta di legno, forse Alfredino può aggrapparsi. Il pezzo invece resta incastrato a 22 metri di profondità e diventa un ostacolo per chiunque cerchi di raggiungere il piccolo. Tullio Bernabei, speleologo del soccorso alpino, tra i primi ad arrivare sul posto, prova a calarsi nel pozzo alle prime luci dell’alba di giovedì 11 giugno. Bernabei raggiunge la tavoletta e prova a segarla, un tubo nel pozzo glielo impedisce, le operazioni vanno per le lunghe, intanto si cerca una trivella per scavare un altro pozzo.

Già da diverse ore il comandante Pastorelli cerca una trivella abbastanza potente da sfondare il suolo. Arriva nelle prime ore della mattina di giovedì 11 giugno. Si decide di scavare un pozzo parallelo a quello in cui è imprigionato Alfredino, scendere a 38 metri, e intercettare il bimbo da sotto grazie a un tunnel di raccordo.

Intanto alla madre di Alfredo, Franca, e al padre Fernando, ai vigili del fuoco, ai volontari del Club Alpino Italiano, agli abitanti della zona, cominciano ad aggiungersi gli operatori delle radio e tv private, i giornalisti dei quotidiani romani, ma anche centinaia di curiosi, passanti, persone che vogliono dare una mano o che, semplicemente, vogliono guardare come va a finire.

Venerdì 12 giugno. Le operazioni di scavo vanno a rilento. Arriva un’altra trivella, più grande e potente. Il Vigile Nando continua a parlare col bambino.

Con la nuova trivella arriva anche la Tv di Stato. Sulla Rai è Piero Badaloni ad aprire una diretta che paralizza l’Italia davanti al video: dalle 14.00 alle 20.00 del giorno 12 viene registrata una media di 12 milioni di telespettatori.

La Rai intraprende una diretta a reti unificate che non ha precedenti nella storia della televisione italiana, doppia e amplifica la presenza sul posto dell’agguerrita compagine delle tv private. La placida campagna della Borghesiana si trasforma in un teatro all’aperto, il pozzo di Vermicino diventa l’ombelico d’Italia.

L’inizio della diretta televisiva anticipa di qualche ora l’arrivo dell’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini. Dice di non volersene andare finché non termineranno i soccorsi.
Sono ore di speranza. Cade l’ultimo diaframma che separa il pozzo scavato dai soccorritori da quello dove è incastrato Alfredino. Ma Alfredino non è dove dovrebbe essere. È scivolato ancora più giù: a 61 metri.

La situazione diventa sempre più difficile, serve un’impresa disperata. Di fronte al comandante Pastorelli si presentano nani, giocolieri, speleologi, esperti di pozzi. Tra questi c’è Angelo Licheni che riesce ad eludere i controlli dei carabinieri e superare la bolgia dei curiosi. Lui e Donato Caruso sono gli ultimi due volontari che riescono a toccare il piccolo.

Licheri, che lavorava in una tipografia e non aveva nessuna esperienza di pozzi, si cala a testa in giù nel budello da 25 cm dove è imprigionato Alfredino. Sono le 23,50 di venerdì 12 giugno. Angelo Licheri riesce a raggiungere il piccolo, respira ma è pieno di fango, con un dito Licheri gli pulisce la bocca, prova a mettergli un’imbracatura ci riesce ma Alfredino è un tutt’uno con il pozzo con le ginocchia rannicchiate. Il fango complica tutto, dopo vari tentativi di tirarlo su Licheri rinuncia e torna in superficie. Il tipografo è stordito, sanguina vistosamente per le ferite riportate nella discesa. Viene portato in ospedale.

Poi è la volta di Donato Caruso, lo speleologo raggiunge il bambino, non respira
quasi più. Anche lui non riesce a tirarlo in superficie.
Torna su e dichiara “se tiravo lo portavo su a pezzi, è intrappolato nel fango."

La mattina del sabato, dal microfono, non si sente più alcun suono. Il dott. Fava, il medico accorso sul posto conferma che il piccolo è spirato.

Le operazioni di recupero del corpo durano un mese. Il pozzo viene sigillato. Il funerale di Alfredino Rampi si tiene il 17 luglio del 1981 nella Basilica di San Lorenzo Fuori Le Mura.

Ma non c’è pace per la famiglia Rampi, nessun riposo ristoratore per i volontari e i soccorritori. Contro di loro c’è la reazione popolare e la gogna mediatica. Adesso tutti adesso sanno cosa andava fatto. E sul perché non sia stato fatto si scatenano le ipotesi più assurde: Vermicino diventa leggenda metropolitana.

Invece di chiarire i punti oscuri della vicenda, l’inchiesta condotta dal Pubblico Ministero Giancarlo Armati finisce per alimentare molti dubbi.

Nel 1982 vengono rinviati a giudizio per omicidio colposo l’amministratore del fondo agricolo in cui si trovava il pozzo, e il titolare della ditta che aveva eseguito lavori di sbancamento successivi allo scavo. La posizione del primo viene stralciata per gravi problemi di salute, il secondo viene assolto nel 1987, perché al momento del fatto aveva già concluso i lavori.

Nel febbraio dello stesso anno, il Pubblico Ministero Armati avvia un’altra inchiesta. Il Pm raccoglie le numerose contraddizioni emerse dalla ricostruzione delle fasi del salvataggio e formula un’ipotesi sconvolgente: Alfredino potrebbe essere stato gettato nel pozzo. Armati riascolta tutti i testimoni ma non viene a capo di nulla. Nel novembre dell’87 chiede l’archiviazione definitiva.

Nessun colpevole, dunque. Almeno questo dice la storia. Fu solo, si fa per dire, mostruosa disorganizzazione.

Per Alfredino ha fatto il tifo un intero Paese. E’ finita male. E’ diventato tabù, qualcosa da non evocare. Un trauma collettivo che cerchiamo di rimuovere. Perché è fatto della stessa sostanza delle nostre paure più profonde.

Rimuovere un trauma è un meccanismo di difesa, aiuta ad andare avanti. A patto di farci i conti. Il trauma Vermicino, una specie di cerniera tra due Italie, parla ancora al Paese, connesso in diretta con l’artesiano maledetto a 25 anni di distanza.


Angelo & Romano




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